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La tecnica autoptica trova il suo primo regolamento italiano nella Circolare del 30 giugno n. 1910 del Ministro (FANI) di Grazia e Giustizia e dei Culti. In questa circolare è contenuta la procedura attraverso cui si espleta l'autopsia. Con il passare degli anni nuove procedure e tecnologia mediche hanno un po' rivoluzionato il processo autoptico, tanto che si sta discutendo e si è in parte prodotto recentemente un documento medico forense europeo sulla tecnica autoptica.

Tecnica autoptica forenze

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Prefazione

La rivalutazione in senso oggettivo e documentario dell'indagine medico-legale in ambito autoptico e isto-patologico aspira oggi ad elevarsi da momento di convergenza criteriologica a garanzia di corretta rilevazione dei percorsi patogenetici sin dalla lesivita' immediata e diretta trascorrendo, attraverso le possibili patologie intermedie, fino all'evento finale. L'autopsia medico-legale deve pertanto, adeguandosi alle esigenze attuali e confrontabili del rispetto protocollare, dar conto non solo oggettivo ma anche procedurale delle fasi preliminari e successive della rilevazione dei reperti e della loro riconduzione a leggi scientifiche (biologiche); e ci al fine di consentire affermazioni certe o probabilistiche aperte al confronto ed al controllo e comunque non solo fondate sull'esperienza personale, ancorche' rafforzata dall'autorevolezza. Preliminare ad ogni programma di controllo e garanzia della qualita' dell'indagine autoptica la verifica dello stato dell'arte "settoria" che, monitorizzata dall'interno e dall'esterno, in continua evoluzione, salvo momentanee inibizioni derivanti da particolari metodi tecnico-operativi o da ostacoli nella raccolta dei dati. Alcuni patologi forensi giungono persino a prospettare l'eventualita' di eseguire esami necroscopici "limitati" alle sole parti corporee "sospette", alterando quindi in maniera consistente l'ordinaria procedura esecutiva dell'esperimento settorio (autopsia toraco-addominale in assenza di evidente interessamento del sistema nervoso centrale, autopsia per obiettivi circoscritta alla sede della lesione principale, autopsia forense non complicata e quindi non abbisognevole di studi microscopici dettagliati, autopsia macroscopica nei casi di grossolane lesivit esterne); ma siffatta impostazione si pone inevitabilmente in una posizione molto distante da quelli che sono e devono essere i costanti obiettivi dell'indagine anatomica, anche indirizzata alla migliore attuazione del successivo esperimento istologico, ed ancor piu' quando essa esperita a fini forensi. Il rischio sta nel fatto che i risultati di un'autopsia eseguita secondo tali procedure sono invariabilmente viziati da un preliminare senso di falsa sicurezza del patologo, mentre una diagnosi realmente seria puo' scaturire unicamente e solo da un rigoroso, sistematico esame dell'intero ambito corporeo e non di una sola parte di esso, anche se verosimilmente espressiva delle condizioni produttrici del decesso. Un simile protocollo esecutivo non certamente in grado di fornire alcun ausilio alla disciplina anatomo-patologica (forense e non), che deve essere invece sostenuta dalla competenza e dalla preparazione del patologo settore, anzitutto e preliminarmente tenuto a praticare un completo esame necroscopico. Vi e'poi chi giunto a consigliare un intero protocollo autoptico completamente standardizzato, in modo da far si' che tutte le dissezioni siano effettuabili con la medesima tecnica e che i prelievi per le sezioni istologiche possano derivare, approssimativamente, dagli stessi siti, fornendo inoltre un dettagliato confronto tra strutture istologiche. Questo protocollo, sviluppato mediante tabelle descrittive delle sezioni tratte da ogni organo partendo da specifici siti di elezione, provvisto di alcune note esplicative su come le seguenti lesioni debbano essere ricercate ed identificate, corredato da una descrizione delle metodiche istologiche ed immuno-istochimiche di allestimento dei singoli preparati, consente una buona ma troppo rigida standardizzazione delle procedure di indagine anatomica ed istopatologica. L'applicazione di un logico intervento autoptico non deve per far dimenticare che qualsiasi controllo modulare non puo', da solo, fornire garanzie assolute. La forma non d'altronde un sostituto della sostanza. I protocolli autoptici rappresentano, in effetti, niente piu' che una protocollare raccolta di informazioni, non certo capace ex nunc di assicurare un incremento della competenza del singolo medico che ne faccia uso, poiche' tali protocolli non costituiscono alternative alla conoscenza scientifica, restando procedure la cui applicazione puo' garantire che essa venga sfruttata al pieno delle sue potenzialita'. In effetti, al di la' dell'apparente rigidita' degli standard e dei protocolli, l'unico vero limite all'uso dell'esperimento settorio quale efficace strumento per la "scoperta della verita'" rappresentato dal difetto di esperienza, preparazione ed immaginazione del perito settore, dati che si possono riassumere in una sola qualit: la perizia. In definitiva, si impone che l'osservazione morfologica, a partire dalla sezione cadaverica, vada incontro ad una sempre piu' decisa caratterizzazione e ad una sempre piu' chiara documentazione. In effetti il medico legale puo' non saper fare l'autopsia, ed allora un medico legale incompleto; ma quando fa e presume di saper fare l'autopsia, deve fare e saper fare anche l'istologia, che e non puo' non restare il presupposto di ogni seria indagine e valutazione forense nei casi mortali. D'altra parte, se il medico legale vuole ottenere risultati concretamente tangibili, non puo' non vivere in prima persona l'elaborazione istologica e tanto meno delegarla ad altri, anche per l'ovvia considerazione che una specifica fisionomia culturale consente di considerare in maniera ben diversa dall'anatomo-patologo i reperti, colti tra "l'imperversare", come diceva il Bianchini, dell'autolisi e della putrefazione che cancellano, velano o falsano le modificazioni morfologiche realmente patologiche (vitali) ed impongono una visione penetrante e prudente attraverso la caligine dei processi trasformativi, vieppi inesorabilmente densa col trascorrere del tempo. La nota significativa forense del reperto morfologico colto anche a distanza dalla morte confermata da recenti contributi ad hoc, in cui si dimostra in maniera perentoria ed autorevole come il medico legale possa estrarre dati ed analizzare reperti di insostituibile valore oggettivo ai fini dell'indagine giudiziaria. Ed anche Janssen riporta una precisa tabellazione della probatorieta' dei reperti, suddivisa organo per organo, asserendo che per talune patologie il lasso di tempo intercorso non deve indurre nel medico legale desistenza da un'opportuna indagine morfologica. Non si possono, infine, non considerare particolari momenti di tecnica, fondati su metodi di imaging che consentono valutazioni quali-quantitative di entit patologiche che sino ad oggi avevano visto informazioni basate, come ammonisce il Janssen, solo su elementi "soggettivi molto o poco, dipendenti dalla interpretazione dell'investigatore". Peraltro, ci sentiamo di ammonire come tali indagini siano sovente di fondamentale importanza nell'ambito dell'indagine autoptica omnicomprensivamente intesa, ma con l'intendimento che tali sofisticate metodiche siano di accompagnamento ed approfondimento ma non certo sostitutive, neppure parzialmente, dell'indagine autoptica classicamente intesa. In definitiva, ci sembra cogente la necessita' di procedere ad una promozione qualitativa dell'indagine necroscopica forense, che deve muovere da esperienze straniere ormai forti ed in corso di affinamento anche in Paesi europei, ai fini di giungere a indagini complete ed affidabili in un tentativo di abbracciare in modo unitario il vero ruolo del patologo forense, che non deve essere soggetto a compromessi od istanze di part, ma deve solo fornire il suo oggettivo contributo. E ci in quanto nella necroscopia forense, data la delicatezza delle indagini e soprattutto in rapporto alla necessita' di successivi piu' approfonditi studi e ricerche d'indole istologica, ematologica, chimico-tossicologica, ecc., lo specialista medico legale puo' dare garanzie effettive di un apprezzamento compiuto e di una valutazione scientificamente congrua, solo se puo' agire nel quadro di un adeguato presidio scientifico-laboratoristico d'indole criminalistica ove compiere le predette indagini, svolgere ricerche bibliografiche, ecc. quale un Istituto di Medicina Legale, universitario od ospedaliero che sia, puo' offrire. Il giudizio sull'idoneita' del medico a siffatto compito riservato al Giudice che trae, peraltro, dalle indicazioni della vigente procedura solo la raccomandazione di indirizzare la scelta su uno specialista, uno specialista che dovrebbe, ma non cos, essere tale. Ed questo il principale motivo per cui non sempre la necroscopia forense offre quei risultati di certezza che sarebbero indispensabili, specie nei casi nei quali in gioco il destino di un imputato. Il metodo autoptico e le tecniche istologiche sono gli strumenti per affrontare la routine casistica, ma pratica settoria ed osservazione microscopica con semplici colorazioni (ematossilina-eosina) erano metodiche gi usate da Rudolf Virchow e che necessitano ora di adeguate integrazioni. Su questo punto, essendomi particolarmente caro, vorrei spingermi oltre, in quanto sono fermamente convinto che la semplicita' laboratoristica non piu' sufficiente neppure a validare la routine casistica autoptica, tanto meno la ricerca. La rarita' d'uso, nei casi autoptici, di metodiche immunoistochimiche o di applicazioni microscopiche sofisticate, che in altri affini ambiti morfologico-diagnostici sono la regola, assolutamente da deprecare e costituisce, assieme ad altre evidenti storture metodologiche, la negativa base per il progressivo diminuire dell'affidamento autoptico al medico legale da parte del Magistrato. da confidare, in conclusione, che il miglioramento metodologico-operativo autoptico sia solidamente ancorato ad una oggettivit di riferimento scientifico che passi attraverso la qualificazione valutata e confrontata delle sedi forensi e degli specialisti ivi inseriti, solo cos sar possibile rivitalizzare la pratica settoria e porre in un sempre pi alto profilo professionale gli specialisti forensi al fine di poter fare esprimere nella pratica giudiziaria e nell'arengo delle Corti di giustizia un adeguato livello operativo. Questa opera il frutto di tanti anni di lavoro nelle sale settorie e di un costante insegnamento ed opera di revisione nei confronti dei miei collaboratori i quali, a loro volta, hanno conseguito una piena autonomia operativa al tavolo settorio dedicandosi adesso con pieno profitto alla formazione dei giovani specialisti. Cos si tramanda una metodologia di lavoro secondo l'insegnamento di Scuola, cosi' mi ha insegnato il mio Maestro, un grande Maestro, ed a lui, al Prof. Mauro Barni, che dedico questa opera editoriale.

 

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Lezione di anatomia del dottor Tulp, Rembrandt (1632)

L'opera fu commissionata al pittore dalla Gilda dei Medici di Amsterdam. Rappresenta il professor Nicolaes Tulp, titolare della locale cattedra di anatomia, mentre esegue la dissezione del corpo di un giustiziato del quale, grazie ai documenti, conosciamo l'identità: Adrian Adrianeszoon detto "Het Kindt", famigerato criminale impiccato ad Amsterdam nel gennaio del 1632. In un'epoca in cui non esisteva ancora la refrigerazione elettrica per conservare i cadaveri, le anatomie si potevano tenere solo nei mesi più freddi: conseguenzialmente, possiamo dedurre che l'intervento su Het Kindt sia stato tenuto da Tulp poco dopo la sua impiccagione. Il dipinto, quindi, è databile alla prima metà dell'anno.